Nel giugno 2026 Greenpeace UK ha diffuso una serie di immagini termografiche realizzate a Londra durante l'ondata di calore che ha interessato l'Europa e in particolare l'area metropolitana di Londra.
Ecco qualche link dove poter vedere immagini e video con le temperature delle superfici registrate:
Le immagini, riprese con termocamere professionali e rilanciate da numerosi media internazionali, hanno evidenziato come le temperature delle superfici urbane possano raggiungere valori estremamente superiori rispetto alla temperatura dell'aria.
Nelle aree maggiormente esposte al sole, infatti, pavimentazioni in asfalto, pietra e calcestruzzo hanno registrato temperature comprese tra 50 e 65 °C, mentre la temperatura atmosferica si attestava intorno ai 35 °C. Le rilevazioni hanno mostrato valori fino a 57 °C su strade centrali come Oxford Street e Regent Street e oltre 60 °C in alcune infrastrutture di trasporto.
Le immagini di Londra hanno avuto un forte impatto comunicativo perché rendono immediatamente visibile un fenomeno spesso poco percepito dai cittadini: l'isola di calore urbana. Le termocamere mostrano la temperatura delle diverse superfici con cui le persone entrano quotidianamente in contatto: marciapiedi, piazze, parcheggi, facciate e attrezzature urbane possono accumulare enormi quantità di energia solare durante le ore centrali della giornata, contribuendo ad aumentare il disagio termico, il rischio sanitario per le persone vulnerabili e il fabbisogno energetico degli edifici; la scarsità di alberature e di spazi ombreggiati trasforma molte aree urbane in vere e proprie "trappole di calore".
Queste osservazioni risultano particolarmente rilevanti per le città dell'Europa meridionale, dove le ondate di calore stanno diventando più frequenti, intense e durature. L'impiego della termografia urbana rappresenta infatti uno strumento efficace per individuare hotspot termici, valutare l'efficacia di alberature e infrastrutture verdi e supportare la pianificazione di rifugi climatici urbani.
Per rifugi climatici, si intende "sia il riutilizzo di edifici dismessi o sottoutilizzati della pubblica amministrazione come “oasi urbane” per garantire soste e riparo dalle temperature estive, sia installazioni temporanee più leggere, delle “urban canopy”, una sorta di copertura in grado di creare frescura e ombra in luoghi della città particolarmente compromessi" (fonte: ISPRA, 2023, "Verso città resilienti: gli interventi del Programma sperimentale per l'adattamento ai cambiamenti climatici in ambito urbano").
Una situazione analoga emerge dalle immagini termiche rilevate dal prof. Marco Zuppiroli (Università Ferrara, Dipartimento Architettura) nel centro storico di Ferrara l'8 settembre 2023, in condizioni meteorologiche caratterizzate da temperature dell'aria comprese tra 28,9 e 30,4 °C. Le fotografie termiche effettuate in tre diversi contesti urbani mostrano chiaramente l'influenza delle caratteristiche fisiche dello spazio pubblico sulla distribuzione del calore.
Nell'area di Piazza Verdi, con una temperatura dell'aria pari a 30,4 °C, le superfici pavimentate esposte al sole raggiungono circa 38,7 °C, mentre alcuni elementi di arredo urbano e superfici maggiormente irradiate superano i 50 °C, con un valore massimo rilevato di 55,8 °C. Al contrario, le zone ombreggiate o coperte dalla vegetazione mostrano temperature prossime a 30 °C. Questa differenza, superiore a 25 °C tra i punti più caldi e quelli più freschi, evidenzia il ruolo fondamentale dell'ombreggiamento nel mitigare il surriscaldamento urbano.
Nel Parcheggio del Baluardo San Lorenzo, caratterizzato da ampie superfici asfaltate e dalla presenza di autoveicoli, la temperatura massima delle superfici raggiunge circa 47,2 °C, mentre le chiome alberate circostanti si mantengono tra 26 e 28 °C. Anche in questo caso emerge una differenza di oltre 20 °C tra superfici artificiali esposte e copertura vegetale, confermando l'efficacia degli alberi nel ridurre le temperature superficiali e migliorare il comfort microclimatico.
I risultati più interessanti si osservano nell'area di Porta San Pietro, dove la coesistenza di alberature mature, prato e percorsi pavimentati permette di confrontare diverse condizioni microclimatiche. Le superfici murarie e maggiormente esposte raggiungono quasi 49 °C, mentre nelle zone ombreggiate dal verde la temperatura superficiale scende fino a circa 20,6 °C, con una differenza di quasi 30 °C all'interno dello stesso spazio urbano. Le alberature storiche e le aree verdi associate alle mura cittadine si comportano quindi come veri e propri "rifugi climatici urbani", offrendo condizioni significativamente più favorevoli rispetto agli spazi mineralizzati circostanti.
Il confronto tra le immagini di Londra e quelle effettuate a Ferrara evidenzia come il fenomeno delle alte temperature superficiali non riguardi esclusivamente le grandi metropoli europee, ma sia presente anche nei centri storici di dimensioni medio-piccole. In entrambi i casi, gli elementi che determinano le condizioni più critiche risultano essere l'estensione di superfici impermeabili, l'esposizione diretta alla radiazione solare e la limitata presenza di copertura arborea.
A riprova di ciò, basti osservare e interrogare la mappa termica interattiva realizzata nel progetto europeo USAGE e relativa alle temperature delle superfici registrate nel pomeriggio del 16 luglio 2023:
Una seconda mappa termica interattiva è quella notturna, relativa alle prime ore del 17 luglio 2023:
Ma attenzione: considerare solo immagini termiche (scattate a livello stradale come quelle di Londra oppure da voli aerei come le mappe qui sopra) sarebbe sbagliato, perché quelle sono immagini "istantanee" e non sono rappresentative del medio-lungo periodo.
Per questo motivo, occorre usare anche immagini termiche generate da satellite, come quelle elaborate sempre nel progetto USAGE e relative al decennio 2013-2023, nei singoli mesi caldi (cioè da aprile a settembre). In questo caso la mappa è meno dettagliata (non più i 50cm/pixel della mappa precedente, ma 30m) ma per la corretta pianificazione dei rifugi climatici e degli interventi di forestazione urbana la mappa degli "hot spot" tiene conto dei valori medi calcolati usando circa 200 singole immagini giornaliere del satellite americano Landsat.
Per esempio, nel mese di luglio i valori medi calcolati nel decennio 2013-2023 sono visibili nella mappa interattiva degli hot spot qui sotto:
Le immagini termiche di Ferrara mostrano che il patrimonio verde urbano, le mura storiche alberate, i giardini pubblici e le aree ombreggiate svolgono già oggi una funzione assimilabile a quella dei "climate shelters" o rifugi climatici che molte città europee stanno iniziando a mappare sistematicamente. L'integrazione di rilievi termografici, dati satellitari o da volo aereo, rilievi della copertura arborea, analisi dell’accessibilità e distribuzione della popolazione vulnerabile potrebbero quindi costituire una base metodologica solida per identificare e classificare i rifugi climatici della città, supportando strategie di adattamento ai cambiamenti climatici e orientando gli investimenti su depavimentazione, incremento della canopy urbana e realizzazione di nuovi spazi ombreggiati.
In questo senso, le immagini termiche non rappresentano soltanto uno strumento di comunicazione, come dimostrato dal lavoro di Londra, ma diventano un supporto operativo per individuare priorità di intervento e misurare concretamente i benefici delle Nature-Based Solutions nella riduzione dell'isola di calore urbana.